Santa Maria di Sala. 6 persone arrestate per tangenti per la realizzazione della casa di riposo

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Il Gazzettino, 23 gennaio 2023

Operazione questa mattina tra Padova e il Veneziano per eseguire sei ordinanze cautelari agli arresti domiciliari nei confronti di altrettanti pubblici funzionariimprenditori e liberi professionisti domiciliati nelle province di Venezia Padova, per reati contro la pubblica amministrazione. In azione i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale.
L’inchiesta nasce dalla denuncia del proprietario di un terreno a Santa Maria di Sala. L’uomo sarebbe stato convocato in un bar dai pubblici amministratori  che gli avrebbero proposto il cambio di destinazione d’uso di un suo terreno agricolo da rendere edificabile, in cambio però del pagamento di una tangente. L’imprenditore onesto avrebbe rifiutato la proposta, dopo aver registrato di nascosto la conversazione. A quel punto avrebbe portato la registrazione ai carabinieri e sarebbe partito tutto.
Per questo passaggio da uso agricolo a edificabile, era necessaria una delibera comunale, da ottenere con un «versamento extra», il 10-15% su un totale di 100 mila euro. Visto il rifiuto dell’imprenditore, i pubblici ufficiali si sono rivolti ad altri proprietari di terreni, per far diventare edificabile un altro lotto comunale. Il progetto è infine naufragato, per la mancanza dell’ok da parte della Conferenza dei servizi di sindaci dell’area, e dell’Ulss 3 Serenissima, estranei alla vicenda.
I nomi degli arrestati
I primi nomi che emergono sono i due ex sindaci di Santa Maria di Sala Nicola Fragomeni, attuale presidente del Consiglio Comunale per il gruppo politico Rocchi Sindaco – Coraggio Italia e coordinatore provinciale di Coraggio Italia, il partito del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro. È nato a Siderno, in provincia di Reggio Calabria, nel 1961.
C’è anche Ugo Zamengo, consigliere comunale del partito Rocchi Sindaco – Coraggio Italia. Fragomeni è stato due volte sindaco di Santa Maria di Sala. Gli imprenditori padovani arrestati sono Battista Camporese e Mauro Cazzaro. Riguardo a quest’ultimo, l’avvocato Umberto Saracco sottlinea che «Cazzaro, avendo piena fiducia nell’operato delle forze dell’ordine e della magistratura, saprà dimostrare serenamente la propria estraneità ai fatti contestati. Peraltro, le indagini non coinvolgono l’attività ordinaria della Cazzaro Costruzioni né della Relaxxi, che proseguono con regolarità».
Tutto ruota attorno alla costruzione di una casa di riposo a San Maria di Sala. Tra gli indagati anche il responsabile di una partecipata del Comune di Venezia. L’altro arrestato è il direttore dell’ufficio tecnico del Comune di Santa Maria Di Sala, geometra Carlo Pajaro. Il sesto è un architetto libero professionista di Santa Maria di Sala, Marcello Carraro.
Il commento di Brugnaro
«La notizia delle ordinanze cautelari emesse dalla Procura di Venezia per reati contro la Pubblica Amministrazione mi ha lasciato letteralmente basito. Ho piena fiducia nella Magistratura che saprà accertare la verità», lo ha dichiarato il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro.
Intanto, Coraggio Italia sospende Fragomeni. «In riferimento alle ordinanze cautelari per reati contro la Pubblica Amministrazione emanate della Procura di Venezia, Coraggio Italia precisa che, come previsto dal Codice Etico, l’unico iscritto destinatario di tale ordinanze è stato automaticamente sospeso dal Partito». È il contenuto della nota diffusa dal movimento Coraggio Italia relativamente alle ordinanze cautelari per reati contro la Pubblica Amministrazione della Procura di Venezia.
Il procuratore capo di Venezia
«Questa indagine è stata lunga e complessa – ha commentato il procuratore capo di Venezia, Bruno Cherchi – gestita in maniera encomiabile, ed è nata perché un cittadino non ha accettato e ha mantenuto la ‘schiena dirittà contro un sistema. Un sistema – ha precisato – nel senso che ci sono più fatti relativi a richieste di denaro per attività pubbliche da parte di pubblici ufficiali».
I fatti
L’indagine si è svolta tra il 2019 e il 2022 con servizi di osservazione e pedinamento, analisi incrociata e attività tecniche. Sarebbero emerse modalità irregolari con cui sarebbero stati stipulati accordi per la realizzazione di strutture di interesse pubblico.
Gli amministratori pubblici, in concorso con il dirigente comunale, avrebbero posto in essere atti contrari ai doveri d’ufficio in cambio di mazzette versate loro da imprenditori compiacenti, che sarebbero stati preferiti ad altri perché disposti a versare le somme richieste dagli amministratori comunali.
Due ex sindaci di Santa Maria di Sala ( Venezia), Nicola Fragomeni, attuale presidente del Consiglio Comunale e coordinatore provinciale di Coraggio Italia, e Ugo Zamengo, consigliere comunale, insieme a due manager della sanità padovana e due imprenditori, sono stati arrestati nell’ambito di un’indagine per corruzione, legata alla vendita di un terreno per l’edificazione di una casa di riposo nel comune veneziano. Un’altra parte dell’indagine riguarda l’acquisto di mascherine e altri presidi sanitari, fatto con affidamento diretto da Fragomeni a un familiare, che avrebbe portato a un guadagno illecito di 60 mila euro.
Gli indagati avrebbero attivato una collaborazione per mettere in contatto gli imprenditori con un privato cittadino per l’acquisto di un terreno, per il quale sarebbe satto sottoscritto un contratto preliminare di acquisto subordinato alla modifica della destinazione d’uso, con l’obiettivo di realizzare una nuova residenza sanitaria assistenziale (Rsa).
La realizzazione dell’opera  non sarebbe al momento iniziata, poiché a sua volta subordinata a uno specifico provvedimento della Regione Veneto, ente estraneo all’indagine, che per fatti indipendenti dall’indagine, non avrebbe deliberato l’assegnazione di posti letto per il 2022.
Il commento del presidente di Ance Padova
Il Presidente di Ance Padova, Alessandro Gerotto, commenta così l’inchiesta sulla casa di riposto di Santa Maria di Sala che ha coinvolto anche due imprenditori edili del padovano: «La notizia mi coglie di sorpresa. Non entro peraltro nella fondatezza e rilevanza di questioni e coinvolgimenti che non conosco e che saranno oggetto di attenta valutazione da parte dell’Autorità Giudiziaria chiamata a svolgere il proprio ruolo istituzionale a salvaguardia dei principi di legalità. Esprimo quindi la mia piena fiducia nella magistratura, auspicando l’estraneità del collega Mauro Cazzaro cui va peraltro la mia umana solidarietà in attesa che venga fatta chiarezza sui fatti».

 

Corriere del Veneto, 24 gennaio 2023

Pagare una tangente, a Santa Maria di Sala, nel Veneziano, poteva essere l’unico modo per superare gli ostacoli burocratici con il Comune. Che si volesse costruire una casa di riposo oppure vendere a prezzi gonfiati dei terreni di scarso valore, la regola era sempre la stessa: versare una mazzetta che poteva raggiungere il 10-15% del valore dell’intera operazione. Solo così – è la tesi dell’accusa – si ottenevano i favori dell’ex sindaco (fino all’estate scorsa, e attuale presidente del consiglio comunale) Nicola Fragomeni. E non solo i suoi. Anche quelli del consigliere comunale, del dirigente, dell’architetto… «È tutta una squadra che lavora» si vantava il primo cittadino, senza sapere che i carabinieri del Nucleo investigativo di Venezia avevano insinuato nei loro telefonini un trojan, uno di quei «virus» che consentono agli investigatori di trasformare i cellulari in apparecchi-spia che registrano tutto ciò che accade intorno all’indagato.
Gli arresti
Sono sei le persone finite il 23 gennaio agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta per corruzione coordinata dalla procura di Venezia. Oltre a Fragomeni (che è anche coordinatore provinciale di Coraggio Italia, il partito del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro) nei guai sono finiti il consigliere comunale (pure lui con un passato da primo cittadino) Ugo Zamengo; il capo dell’ufficio tecnico Carlo Pajaro; l’architetto Marcello Carraro; il direttore generale della clinica Villa Maria di Padova, Battista Camporese; e Mauro Cazzaro, presidente della «Cazzaro Costruzioni srl». Tra gli indagati figurano il cognato e il fratello di Fragomeni, e pure Andrea Giovanni Razzini, direttore generale di Veritas (l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti a Venezia) sospettato di abuso d’ufficio per aver acconsentito, nel pieno dell’emergenza pandemica, all’acquisto di una partita di mascherine fornite dall’azienda della quale era socio l’ex sindaco di Santa Maria di Sala.
Il «sistema» incriminato
A smascherare il «sistema» è stato un professionista del paese, che per due anni ha atteso inutilmente che il Comune cambiasse la destinazione d’uso di un suo terreno: da agricolo a edificabile. Nel 2019 è stato finalmente contattato prima da Pajaro e poi dall’allora sindaco Fragomeni, dal consigliere Zamengo e dall’architetto Carraro. Senza troppi giri di parole, gli hanno spiegato che avrebbe dovuto vendere l’area a Cazzaro, perché lì sarebbe poi sorta una Rsa per l’assistenza ad anziani non autosufficienti. L’acquirente gli avrebbe dato 1,1 milioni di euro ma, in cambio di questa «mediazione», lui avrebbe dovuto versare una mazzetta di 100 mila euro. Solo così il sindaco avrebbe poi approvato la variante in modo da «far sì che la tua terra sia interessante. Sennò resta quello che è». La vittima delle pressioni ha finto di stare al gioco per poi consegnare ai carabinieri la registrazione dell’incontro con i politici. «Ha dimostrato la forza morale di non cedere alla tentazione di avere dei vantaggi in cambio di denaro» lo elogia il procuratore di Venezia, Bruno Cherchi. La collaborazione del professionista è stata fondamentale per far partire l’indagine «perché il contrasto all’illegalità non può essere delegato solo alle forze di polizia – prosegue Cherchi – serve una partecipazione adeguata da parte della società».
Le intercettazioni e le mascherine
L’ampio uso delle intercettazioni ha poi permesso di capire la portata del «sistema» messo in piedi da Fragomeni. I carabinieri hanno scoperto che l’allora sindaco avrebbe preteso denaro da alcuni proprietari di terreni che prevedeva di trasformare da «agricoli» a «industriali», ma anche dai costruttori, che pagavano una percentuale per avere un bando «su misura». E poi è emerso l’affare della pandemia: Fragomeni, in pieno lockdown, avrebbe messo in piedi un fitto commercio di mascherine importate dalla Cina attraverso la società del fratello. Le piazzava sfruttando i suoi contatti politici e, in alcuni casi, frapponendo altre ditte per nascondere il conflitto di interessi. Avrebbe tentato di venderne decine di migliaia, a volte riuscendoci, anche a multiutility come Veritas e Actv (il servizio di trasporti pubblici), alla Croce Verde di Padova, a diverse amministrazioni pubbliche del Miranese e perfino alla polizia locale del suo stesso Comune.

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