San Bonifacio. Casa della giovane, il Comune pensa all’idea di riconvertirla in centro servizi per anziani

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L’Arena, 11 maggio 2022

Alla Casa della giovane la «casa fuori casa» per gli anziani. Uno studio di fattibilità, preceduto da un rilievo sui bisogni assistenziali attuali e sugli scenari futuri, chiarirà se e a quali costi l’edificio di corso Venezia, attualmente di proprietà della parrocchia, possa essere trasformato nel cuore dei servizi alla persona per la popolazione anziana. La volontà da parte del Comune di San Bonifacio c’è come posta di bilancio che, nelle parole del sindaco Giampaolo Provoli, «pone un vincolo politico-amministrativo di carattere sociale per la destinazione di quegli spazi a servizi alla comunità»: ora, se per un verso si riduce un po’ la dotazione di quella posta (passando da un milione ad 870mila euro per liberare risorse necessarie all’ente), per l’altro si esprime invece la concreta volontà di approfondire la fattibilità del progetto. Il piano «Di sicuro nulla da inaugurare nel prossimo anno e mezzo», chiarisce subito Provoli, «ma tempo adeguato per preparare le carte. Non sarò io a tagliare il nastro di questa struttura, ma mi auguro lo faccia chi verrà dopo. E potrà farlo partendo da una valutazione e da uno studio di fattibilità esistente». I punti fermi sono tre: l’orientamento della parrocchia ad alienare il bene; i bisogni sempre crescenti tra la popolazione anziana della cittadina; la volontà comune che quell’edificio continui ad avere una destinazione pubblica. «Nel pubblico costruire costa ma i soldi si trovano: il problema, nel nostro caso, è la gestione ed i costi dei servizi», le parole del sindaco in consiglio comunale. La sostanza è che il Comune, in una partita economica tutta da iniziare, sarebbe disposto a comprare e a dar corso alla realizzazione di un luogo posto strategicamente ad un passo dalla Fondazione Oasi e dai suoi servizi e ben fornito di parcheggi, in cui potrebbe trovare posto la riabilitazione post acuzie, scomparsa con la lungodegenza, quella rete di servizi essenziali che garantiscono agli anziani, specie a quelli soli, di poter vivere a casa propria, il segretariato sociale piuttosto che l’animazione, la ginnastica dolce, un punto sollievo e, perché no, anche l’housing sociale che garantisce l’autonomia alle persone ma in una situazione di domiciliarità assistita e di comunità. Gli obiettivi Sono solo alcune delle possibilità messe in fila all’interno di un ragionamento partito dalla realtà: Rsa che sempre di più sono l’approdo anche di anziani che se sostenuti potrebbero rimanere nelle loro case, accoglienza «a tempo» nei posti di ospedale di comunità che della lungodegenza, estinta, non sono che lontani parenti, mancanza di strutture intermedie. A parafrasarlo, Provoli le questioni le ha messe in fila così, e a rinforzare il quadro col racconto di alcuni recenti casi concreti è intervenuta anche la consigliera di Uniti-Per San Bonifacio Barbara Sommaggio. Altro capitolo, la sostenibilità del progetto sia in termini di realizzazione che, soprattutto, di gestione: tante le formule possibili, dall’accordo alla collaborazione pubblico-privato, dal project financing al partenariato. L’analisi propedeutica dovrà sviscerare anche questo tema: resta, di concreto, il dato politico cioè la volontà di pensare a servizi per una parte fragile e rilevanta dei cittadini.

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