Il caro bollette pesa sulle case di riposo, Cgil Venezia: Aumenti che potrebbero essere di 2-300 euro al mese col rischio che le famiglie ritirino gli anziani dalle strutture

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Il Gazzettino, 23 settembre 2022

PORTOGRUARO «Residenze per anziani in emergenza: così rischiamo una bomba sociale». Cgil, Spi e Fp-Venezia hanno espresso grande preoccupazione per la situazione in cui si trovano le residente per anziani del Veneto orientale. Sono principalmente due i problemi che vivono queste importantissime realtà, che nel territorio dell’Ulss 4 sono 13, di cui 3 pubbliche e 10 private, per un totale di 1341 posti letto: da un lato l’aumento delle rette, dovuto al caro energia e all’emergenza sanitaria, dall’altro la carenza di personale.
RETTE PIÙ SALATE «Gli aumenti che si stanno paventando – dichiarano Daniele Giordano, segretario Cgil Venezia, Daniele Tronco, segretario generale Spi, Chiara Cavatorti e Franca Vanto della segreteria Fp Cgil – ammonteranno tra i 200 e i 300 euro, a seconda delle singole realtà, determinando l’insostenibilità dei costi per molte famiglie che si vedranno costrette a ritirare gli anziani dalle residenze o a indebitarsi per pagare le rette».Secondo i dati recuperati dal sindacato, le rette nel Veneto orientale si aggirano su una media di 1800 euro al mese, e di 22mila euro l’anno. «I costi per mantenere gli anziani nelle case di risposo – spiegano ancora i referenti locali della Confederazione – hanno già raggiunto costi proibitivi per le famiglie e non è in alcun modo possibile che possano essere sostenuti altri aumenti sui bilanci familiari. Il sistema delle residenze oggi è l’unica risposta che molte famiglie trovano ai bisogni di salute degli anziani, specialmente per i bisogni sanitari che non possono essere garantiti in famiglia e che possono essere offerti solo con la possibilità di garantire assistenza h24».
ALLARME ANZIANI Per la Cgil è dunque necessaria una riforma complessiva che porti queste strutture dentro il sistema di protezione sociale e sanitaria per dare risposte agli anziani che complessivamente, dell’ambito dell’Ulss 4, sono 55.498 (over 65) e rappresentano il 24,6% dell’intera popolazione. «I dati proseguono dal sindacato – ci dimostrano come l’aumento dell’aspettativa di vita e della popolazione anziana determini la necessità di avere un sistema che sia in grado di stare al fianco dei bisogni delle famiglie, anche per evitare che la soluzione sia quella di tenere gli anziani a casa e di costringere le donne a sobbarcarsi dei bisogni di cura essendo, sempre più spesso, costrette anche a rinunciare alla possibilità di avere un lavoro».
FUGA DI PERSONALE Al problema delle rette si aggiunge anche la costante fuga di personale verso condizioni di lavoro migliori, soprattutto in termini di salari. Un Oss che opera all’interno di una cooperativa, ad esempio, ha uno stipendio mensile lordo di 1467 euro, contro i 1685 della sanità pubblica. Per gli infermieri, analogamente, un lavoratore di una coop prende 1400 euro contro i 2mila della sanità pubblica. Succede quindi che ai concorsi pubblici delle Ulss, centinaia di operatori socio-sanitari e infermieri delle residenze si presentino per passare alle dipendenze della sanità pubblica. «Come Cgil, Spi e Fp – concludono Giordano, Tronco, Cavatorti e Vanto chiediamo che la Regione intervenga a sostegno delle famiglie con adeguati stanziamenti economici, che si definisca la legge di riordino delle Ipab mettendo le residenze pubbliche in grado di competere nel sistema senza più essere obbligate a maggiori oneri rispetto alle private, un aumento delle risorse per le impegnative di residenzialità e l’applicazione di trattamenti economici al pari di quella della sanità. Senza questi interventi rischiamo che nelle prossime settimane l’emergenza delle residenze per anziani esploda in una vera e proprio bomba sociale».

 

Il Gazzettino, 24 settembre 2022

PORTOGRUARO «La denuncia della Cgil sullo stato di crisi delle case di riposo in Veneto orientale è lo specchio di una gestione politica disastrosa, che sta portando queste strutture sull’orlo del collasso». A dirlo i consiglieri regionali del Pd Jonatan Montanariello e Francesca Zottis. Accogliendo il grido di allarme del sindacato, che ha sottolineato il rischio di aumenti fino a 300 euro sulle rette ed evidenziato le difficoltà di trattenere il personale soprattutto per le diseguaglianze salariali con il comparto pubblico, hanno ribadito la necessità di una riforma della Ipab.«Come da anni chiediamo – sottolineano Montanariello e Zottis – bisogna procedere subito con la riforma delle Ipab in modo tale da rafforzare questi enti che, non essendo considerati aziende, restano fuori dai benefici di provvedimenti come il Decreto Aiuti-bis. È essenziale rivedere il bilancio regionale, investendo risorse cospicue per rimpinguare le carenze di personale infermieristico di cui soffrono le case di riposo. Non da ultimi i sostegni per il caro bollette, con misure straordinarie in grado di dare respiro alle strutture. Altrimenti tutto il peso dei rincari ricadrà sulle famiglie, la maggior parte delle quali sarà impossibilitata a far fronte ad aumenti delle rette». Già oggi, secondo i dati recuperati dalla Cgil, le rette nel Veneto orientale sono piuttosto alte, aggirandosi su una media di 1.800 euro al mese.

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