Caro bollette per le case di riposo, i sindacati: Le rette non vanno toccate, chiesto incontro con l’Ulss

Argomento:
Provincia: ,

Il Gazzettino, 24 settembre 2022

IL DIBATTITO TREVISO I sindacati dei pensionati chiedono un incontro all’Usl per affrontare lo spettro dei possibili aumenti delle rette delle case di riposo. «Le rette non si toccano mette in chiaro Vigilio Biscaro, segretario dello Spi Cgil di Treviso le famiglie trevigiane subiranno già un duro colpo con i rincari delle bollette per energia e gas, non possono sobbarcarsi ulteriori carichi economici». La linea non potrebbe essere più netta. Tra le maxi-bollette e i rincari dei servizi esterni, come la lavanderia e la ristorazione, alcuni centri servizi per anziani hanno visto lievitare le spese anche di 1 milione di euro all’anno. Le strutture hanno lanciato un appello affinché ci sia un intervento pubblico, sotto forma di contributi o credito d’imposta, per coprire almeno parte delle maggiori spese. Senza questo, si rischiano aumenti delle rette nell’ordine dei 100 euro al mese.
LA RICHIESTA Si guarda al prossimo governo. Così come alla Regione. Ma anche all’Usl della Marca. «Abbiamo già chiesto un incontro all’azienda sanitaria nell’ambito dell’osservatorio sulle case di riposo spiega Franco Marcuzzo, segretario della Fnp Cisl di Treviso e Belluno ci sono i nodi dei costi lievitati e delle liste d’attesa. Siamo preoccupatissimi per possibili rincari sulle rette. Il problema è complesso. Quel che è certo è che bisogna salvaguardare le famiglie. C’è poi anche il problema della carenza di personale nei centri servizi (a partire dagli infermieri ma non solo, ndr). Se non affrontato al meglio, si rischia che le strutture non siano proprio più in grado di accogliere gli anziani». Le prese di posizione arrivano all’indomani dell’allarme lanciato in particolare da 5 case di riposo della Marca. I vertici di Israa di Treviso, Sartor di Castelfranco, Bon Bozzolla di Farra di Soligo, Villa Fiorita di Cornuda e Casa Marani di Villorba sono pronti a fare tutto il possibile per non aumentare le rette. E il discorso vale anche per il Gris di Mogliano. A livello generale, si rischiano aumenti pari a 3,50 euro al giorno per anziano. Per dare una dimensione, a fronte di una retta media di 56 euro al giorno per un posto in stanza doppia si passerebbe da poco meno di 1.700 euro a quasi 1.800 euro al mese. «Si faccia fronte comune per scongiurare i ritocchi alle rette, chiedendo interventi in materia fiscale al prossimo governo nazionale e alla Regione affinché legiferi rivedendo l’Irap in capo alle strutture assistenziali pubbliche scandisce il segretario dello Spi Cgil Ci stiamo confrontando con i diversi centri di servizi del nostro territorio e capiamo le grandi difficoltà che stanno vivendo in termini di ricadute sui bilanci, in conseguenza al vertiginoso aumento delle forniture. Condividiamo con loro le preoccupazioni per la tenuta dei servizi, che si intreccia al grande tema della carenza di organici che stanno registrando tutti. Per questo come organizzazioni sindacali dei pensionati abbiamo unitariamente chiesto all’Usl di convocare il tavolo per valutare la gravità della situazione alla quale si va inevitabilmente incontro». L’ALLARMEE ormai il tempo sta per scadere. Giorgio Pavan non ha dubbi: «Senza un intervento del governo entro fine anno, da gennaio non ci saranno alternative all’aumento delle rette». Lui è il direttore dell’Israa di Treviso e del Gris di Mogliano. In questo caso, però, parla della situazione generale dei centri per anziani della Marca. Oltre alla razionalizzazione di lavanderia e ristorazione, l’Israa negli ultimi mesi di quest’anno metterà mano anche al fondo per lo sviluppo e il potenziamento dei servizi pur di congiurare un repentino incremento delle rette. La vera sfida riguarda l’inizio del 2023. Ma proprio su questo arriva la staffilata della Cgil: «Sposiamo pienamente la posizione dei vertici di Casa Marani, Sartor, Bon Bozzolla e Villa Fiorita, strutture di diverse dimensioni che vogliono scongiurare il ritocco alle rette tira le fila Biscaro a differenza dell’ipab del capoluogo che guarda invece all’aumento, poco curante dell’impatto che tale scelta avrebbe sulle famiglie dei nostri anziani, e non poche famiglie visto l’elevato numero di ospiti dell’ente».

Articoli di rassegna correlati