A Cornedo il convegno “Essere anziani in valle dell’Agno. I bisogni di cura e il futuro dell’offerta assistenziale”. Volpe (Uripa): Nella case di riposo della vallata mancano 30 infermieri e 80 oss

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Il Giornale di Vicenza, 4 dicembre 2021

Gli ultraottantenni nella valle dell’Agno raddoppieranno nei prossimi 30 anni: dai 4.800 attuali agli oltre 9 mila del 2050. Basterebbe questa proiezione demografica per capire che una delle priorità di domani, e già di oggi, è la cura delle persone anziane con un’adeguata offerta assistenziale. Si vive più a lungo, in famiglie sempre meno numerose, con molte persone che si trovano, ultrasessantenni, a prestare assistenza a genitori ottuagenari, con patologie croniche e a volte invalidanti. La risposta dei singoli spesso non può bastare, quella delle istituzioni a volte è insufficiente e i livelli di stress schizzano ai massimi. È questo, ormai, il vissuto di ogni famiglia e il futuro non vedrà che accentuate queste dinamiche, soprattutto nella valle dell’Agno, in particolare nei Comuni più a nord come Recoaro e Valdagno dove l’incidenza della popolazione anziana è superiore alla media. È qui, dove l’invecchiamento è marcato (nel 2040 Valdagno avrà un terzo della popolazione sopra i 65 anni d’età), che sta prendendo forma un lavoro di programmazione per fronteggiare i problemi quotidiani di migliaia di persone. «Serve un piano d’azione per l’offerta assistenziale», afferma Luca Romano, sociologo e presidente del Gruppo Area. Doppia assistenza È proprio il Gruppo Area a riunire – stamattina a Cornedo – Comuni, Ulss 8 e rappresentanti politici tra cui il ministro Erika Stefani per ragionare su queste criticità e provare a delineare delle risposte. «C’è un aumento quantitativo della popolazione anziana e un aumento di complessità delle patologie di queste persone – argomenta Romano -. Si pone una questione, quella di garantire un’adeguata offerta assistenziale, tanto più dopo il Covid». Secondo il sociologo vanno «evitate le “guerre di religione” tra assistenza domiciliare e residenziale: è certo che è un bene portare le cure a casa delle persone», anche con la teleassistenza e la telemedicina, «ma non sempre è possibile, a causa del tipo di patologie; ci sono malattie croniche gravi che necessitano di strutture specializzate».Le case della comunità È in quest’ottica che si stanno muovendo dei passi a livello nazionale. «È in arrivo una riforma – prosegue Romano – che porterà all’istituzione delle “case della comunità”. Si tratta di strutture aperte 24 ore su 24 e sette giorni su sette in cui siano radunati medici, pediatri di libera scelta e infermieri per offrire una seconda porta d’accesso ai bisogni di cura per pazienti non acuti». In altre parole, se c’è un infarto si va in pronto soccorso, ma se ci sono patologie croniche non si ingolfa quel canale. «Ecco perché ne serve un altro». Le case della comunità, che sono pensate per bacini d’utenza di circa 40 mila abitanti, saranno finanziabili dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e quindi il momento di pianificarne le realizzazione è questo. «Nel 2026 bisogna averle pronte – afferma Romano – Nella valle dell’Agno, per il suo profilo socio-demografico, ne servirebbero due, una più marcatamente riabilitativa a nord e una più baricentrica rispetto al casello della Pedemontana».Sos badanti Le future persone non-autosufficienti saranno sempre più legate a famiglie con un figlio o senza figli, magari già in là con gli anni ma ancora in età lavorativa, «condizione che rende problematica la teoria della domiciliarità come risposta esclusiva ai bisogni – spiega il sociologo – Questa prospettiva aumenta il ruolo delle cosiddette badanti, che già oggi (sono 1,2 milioni in Italia) accompagnano quasi quattro volte il numero di anziani assistiti a livello residenziale (350 mila)». Ma anche l’assistenza domiciliare delle badanti ha risentito della pandemia, sia per gli aspetti di sicurezza legati al rischio-contagio, sia perché molte di loro, di origine straniera, sono rientrate nei Paesi d’origine e hanno interrotto almeno temporaneamente l’attività. «Si pone quindi più che mai – conclude Romano – anche un problema di formazione e reclutamento di figure professionali in grado di garantire l’assistenza». Anche di questo si parlerà nel convegno di oggi.

 

Il Giornale di Vicenza, 4 dicembre 2021

Oggi alle 9 a Cornedoin sala San Giovanni”Essere anziani in valle dell’Agno. I bisogni di cura e il futuro dell’offerta assistenziale”. Il convegno organizzato dal Gruppo Area con i Comuni di valle inizierà alle 9 di oggi nella sala San Giovanni in piazza Aldo Moro. Introdurranno i lavori il sindaco di Cornedo Francesco Lanaro e il presidente della Provincia Francesco Rucco. Dopo i saluti dei primi cittadini, spazio alle relazioni di Luca Romano, presidente del Gruppo Area, sul quadro socio demogratico e di Roberto Volpe, presidente di Uripa, sui centri servizi per anziani. Interverranno poi i rappresentanti delle case di riposo, oltre ad Aldo Peruffo, presidente del Cfp di Trissino e Paolo Dibene, della facoltà di scienze infermieristiche dell’Università di Verona. A concludere, tavola rotonda con il ministro Erika Stefani, i consiglieri regionali Giacomo Possamai e Nicola Finco, il direttore di Caritas Enrico Pajarin, Giampaolo Stopazzolo, direttore dei servizi socio sanitari dell’Ulss 8 e il deputato Giuseppe Paolin.

 

Il Giornale di Vicenza, 5 dicembre 2021

«La popolazione invecchia e aumentano le richieste di ospitalità nelle case di riposo, ma non si trovano operatori sociosanitari». È il grido d’allarme del presidente Uripa, Roberto Volpe, durante il convegno “Essere anziani in Valle dell’Agno” svoltosi ieri in sala San Giovanni a Cornedo e organizzato dal Gruppo Area presieduto da Luca Romano. Nella case di riposo della vallata «mancano 30 infermieri e 80 operatori sociosanitari». Per sopperire a questa carenza sono stati avviati due corsi di 30 persone ciascuno ma, è emerso, se ne potrà organizzare solo uno perché non ci sono iscritti. «Quello dell’operatore socio sanitario non è un lavoro appetibile da parte dei giovani -spiega Volpe- che preferiscono fare gli operai trovando un lavoro in fabbrica con uno stipendio più alto. Un operatore sociosanitario percepisce 1.200 o 1.300 euro al mese. Un intervento governativo è quanto mai necessario». Ma Volpe fa anche un’altra considerazione. La gioventù «non sembra avere predisposizione verso questa occupazione che esige sensibilità, disponibilità e grande impegno, dovendo seguire persone fragili. Ma la società invecchia in fretta e avrà sempre più bisogno di queste figure». Stesso discorso per gli infermieri, che scarseggiano: «Estesa di un anno la proroga, che scadeva il 31 dicembre di quest’anno, che permette di tenere in servizio gli infermieri stranieri in seguito all’interessamento dell’onorevole Giuseppe Paolin (presente al convegno, ndr). Senza questo intervento, ad esempio, la Fondazione Marzotto che dispone di 8 infermieri albanesi su 20 avrebbe dovuto mandare a casa un centinaio di ospiti». Stante la mancanza di personale sociosanitario, la ministra alla disabilità Erika Stefani si è soffermata sui lavori del suo ministero: «Siamo al lavoro su una nuova legge che possa garantire ulteriore assistenza a disabili e persone non autosufficienti». Aldo Peruffo, presidente della “Casa della gioventù, Cfp di Trissino, ha ribadito come «gli iscritti al corso di operatore socio sanitario siano appena 28». Stefano Dall’Ara, vicepresidente della Fondazione Marzotto ha puntualizzato che «le case di riposo non vanno depotenziate per privilegiare l’assistenza domiciliare». Laura Lizza, presidente della casa di riposo Tassoni di Cornedo, ha detto «che è ora di finirla di denigrare queste istituzioni; vanno invece incentivate, perché al loro interno lavorano persone con grande senso di responsabilità, disponibilità e competenza». Per Paolo di Bene della Facoltà di scienze infermieristiche dell’università di Verona «la didattica richiede docenti e spazi maggiori e il numero non deve mai andare a discapito della qualità». Giampaolo Stopazzolo, direttore servizi socio sanitari dell’Ulls 8 ha evidenziato il «grande lavoro dei medici e degli infermieri alle case di riposo durante la pandemia». Nicola Finco, vicepresidente del Consiglio regionale, parlando di assistenza domiciliare e case di della comunità ha detto: «È fondamentale mettere in atto una filiera che interconnetta le strutture nuove». Il capogruppo regionale del Pd, Giacomo Possamai, ha aggiunto: «È urgente la legge di riforma dell’Ipab, ferma da 20 anni».

 

Il Giornale di Vicenza, 5 dicembre 2021

Il sindaco di Cornedo Francesco Lanaro, nel corso del convegno “Essere anziani in Valle dell’Agno” ospitato ieri mattina in sala San Giovanni a Cornedo e organizzato dal Gruppo Area presieduto da Luca Romano, ha detto che «questa tematica come è già successo per altre, è importante che sia affrontata da tutti i Comuni della valle riuniti intorno a uno stesso tavolo». Davide Faccio, nella sua veste di consigliere provinciale e di sindaco di Trissino (il presidente della Provincia Francesco Rucco non ha potuto presenziare) ha ribadito che «quella degli anziani è una tematica importante, perché la domanda di assistenza è sempre più elevata ed è assolutamente necessario essere pronti ad affrontare le questioni connesse a tale situazione». Tiziana De Cao, assessore ai servizi sociali del Comune di Valdagno ha aggiunto: «Ormai nella valle dell’Agno è giunto il momento di lavorare insieme a tutti i livelli, perché le tematiche da dover affrontare superano i confini municipali». Davide Dorantani, sindaco di Castelgomberto, ha «condiviso questo invito» di collaborazione e condivisione. Dario Tovo, primo cittadino di Brogliano, ha aggiunto: «Bisognerebbe convincere le famiglie ad avere più figli, poiché la presenza dei giovani sarà indispensabile in un futuro che sarà popolato sempre più da anziani».

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