Verona. Festa in casa di riposo a Marzana per i 100 anni di Fulvia Salvagno

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L’Arena, 16 maggio 2022

Dopo due anni di chiusura per la pandemia da Covid-19, l’Istituto di assistenza anziani – sede del Leo Cirla di Marzana che accoglie gli ospiti della ex casa Don Michele Garonzi di Grezzana – ha aperto i cancelli per la doppia festa all’ospite Fulvia Salvagno, che ha compiuto 100 anni. La signora ha festaggiato con i nipoti e con i responsabili dell’Istituto – la direttrice Adelaide Biondaro, la dottoressa Laura Avesani, la responsabile del Leo Cirla, Daniela Sambenati, e il sindaco Arturo Alberti, accompagnato da alcuni consiglieri. Feste rigorosamente all’aperto. Fulvia Salvagno è nata, l’8 maggio del 1922, in una delle tante famiglie numerose (in quell’epoca) di Grezzana: undici figli, tutti sani, sette sorelle e quattro fratelli. Negli anni Quaranta, sposò Gianni Berzoini, originario di Rovigo, che venne subito inviato in guerra e dalla quale tornò malato; malattia che lo ha segnato per tutta la vita. Subito dopo la guerra, la coppia si trasferì a Rovigo per essere aiutata dalla famiglia di Gianni, ma nel 1951 la grande alluvione si portò via anche la loro casa. Così Fulvia, forte e coraggiosa, si rimboccò le maniche e trovò lavoro come custode nelle foresterie delle grandi case padronali di Torino. Tornò poi a Verona nel ruolo di portinaia dei condomini della città. Lei lavorò anche per il marito Gianni, che «ha sempre amato molto ed è morto a Grezzana il 2 gennaio 1999», raccontano le nipoti. Fulvia non ha avuto figli e quando andò in pensione tornò a Grezzana, dove ha vissuto anni significativi, attorniata dalle nipoti che ne hanno sempre apprezzato «la forza e quella sana ironia acquisita nei molti anni di lavoro e di relazioni con persone di ceti sociali diversi». Da sette anni è in casa di riposo (prima a Grezzana e adesso a Marzana), dove trascorre serena le sue giornate: ha festeggiato 100 anni, vale a dire 36.500 giorni, superando una guerra e molte avversità, conservando una discreta memoria e la sua «principale caratteristica, quella dell’ironia», dicono le nipoti, confermata dal fatto che Fulvia non si è per niente confusa dalle molte persone e «autorità» che con lei hanno fatto festa e neppure del tavolo ricolmo di fiori «tutti per me!» ripeteva felice e meravigliata.

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