Susanetti (Anffas Venezia): Anche l’assistenza ai disabili ha avuto enormi rincari ma nel decreto aiuti non ci sono ristori per il non profit

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Il Gazzettino, 20 settembre 2022

L’ALLARME VENEZIA L’approvazione del decreto aiuti non prevede ristori per le realtà non profit che gestiscono assistenza residenziale, trasporti sociali e sanitari e chi si prende cura di persone con disabilità. Un grido di allarme lanciato da Vanessa Pallucchi, portavoce nazionale del Forum Terzo Settore, e raccolto da Renato Susanetti, presidente di Anffas Venezia. «Anche noi abbiamo un incremento di spese non indifferente, per quello che riguarda l’attività veneziana si è rilevato un aumento del 57 per cento del costo dell’energia elettrica, passando da 5.700 euro a novemila nei primi otto mesi dell’anno rispetto al 2021. Per il gas invece il rincaro è del 105 per cento, con la spesa passata da 10mila a 20.500 euro», spiega l’esponente dell’associazione. Poi ci sono anche spese su manutenzioni e riparazioni che crescono, tutti ci aggiungono qualcosa, che poi arriva al consumatore». Un quadro che riguarda le sedi di Giudecca, Sant’Alvise e Sant’Elena, che ospitano rispettivamente dieci, dieci e sette ragazzi con disabilità. Alcuni di questi non hanno famiglia: «Come ente del Terzo settore chiediamo che il decreto aiuti valga anche per noi, anche perché non è che dobbiamo fare utili, la nostra missione è di sostegno, così facendo andiamo sotto senza possibilità di recupero». Il bilancio potrebbe risentire gravemente di una situazione limite: «Se dovessimo chiudere in negativo non avremo la possibilità di recuperare, non è che possiamo produrre di più. Le rette, per quel che riguarda la quota sanitaria prevedono un aumento del 13-14 per cento, che non abbiamo ancora applicato in attesa di ottenere indicazioni su come fatturare l’aumento della quota sanitaria da inizio anno. Non riguarda però la parte alberghiera». Susanetti chiarisce anche quale sia il principale costo: «Il personale specializzato, operatori sociosanitari, è già all’osso, si rischia di non poterli liquidare e dover chiudere l’associazione». Fermo restando però che gli ospiti non possono esser sbattuti fuori: «Non prospettiamo la chiusura, non esiste, perché ci sono persone che non possono tornare a casa, perché non ce l’hanno e non hanno famiglia. Non abbiamo proprietà. Il timore è che il personale possa esser assunto da altri enti, ma a condizioni diverse». Anche perché nel bilancio dell’Anffas è proprio la specializzazione a richiedere oneri maggiori: «Ammonta a circa l’80 per cento dei costi. Ci sono due operatori per dieci ospiti 24 ore al giorno e meno di così non si può andare».

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