Motta di Livenza. Per 4 ragazzi con disabilità della coop Madonna dei Miracoli inaugurata una casa per sperimentare l’autonomia

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L’Azione, 25 settembre 2022

«Sono emozionato, arriviamo nella nostra nuova casa dopo un percorso insieme e abbiamo scelto di chiamarla “Il faro”. Perché è un po’ come un faro che illumina il percorso dei naviganti che tornano a casa».
Sono le parole di Paolo, che insieme a Toni, Silvia e Michela, adulti “diversamente speciali” seguiti dalla cooperativa Madonna dei Miracoli, vivrà in maniera del tutto autonoma in una nuova casa in via Treviso a Motta di Livenza, acquistata dalla cooperativa Madonna dei Miracoli che segue i centri diurni Anffas in zona santuario a Motta e in località Malintrada. Un appartamento è già attivo da anni in piazzetta Lucchesi. Sabato scorso ne è stato inaugurato un altro, alla presenza del sindaco Alessandro Righi, dell’assessore al sociale Laura Vettor, del parroco don Vittorino Battistella e di tanti collaboratori, presidenti e volontari di associazioni no profit. Tante le persone presenti che hanno voluto sentire la loro presenza ai quattro nuovi inquilini, compresi gli amici che vivono nell’altro appartamento in centro.
Durante la cerimonia, il presidente della cooperativa Madonna dei Miracoli Eugenio Anzanello ha ricordato tre importanti figure nella storia della cooperativa: «Renzo Pesce, Renzo Gobbo e Gigi Prosdocimo hanno dato il via ormai molti anni fa a quest’avventura. Renzo Gobbo mi diceva sempre che “la vita è un lampo, non fare domani quello che puoi fare oggi: domani potrebbe essere tardi”. E poi mi diceva: “Non avere paura, la Provvidenza ci aiuta sempre. Bisogna solo darle una mano”. Ebbene, nel 1993 segnalai al mio presidente dell’epoca Renzo Pesce di avere bisogno di un appartamento per i nostri ragazzi che vivevano quasi da soli.
“Dove li mettiamo?”. Solo tre giorni dopo ecco la Provvidenza: si liberò un appartamento in centro
a Motta, era in vendita. L’allora sindaco appoggiò l’idea e ci sostenne. Fu una provocazione, ma ebbe successo». Quell’appartamento, ribattezzato “La meta”, fu il primo appartamento di quel tipo in tutta l’Ulss trevigiana di allora. E si arriva ad oggi. «Un nostro volontario, Mansueto, di Gorgo al Monticano, lavorò con noi dal 1992 fino alla sua scomparsa, qualche anno fa. Nel testamento aveva chiesto che il suo appartamento venisse abitato dai nostri ragazzi. Però era al secondo piano e senza ascensore. Ebbene, siamo riusciti a venderlo e, con una cifra ulteriore messa a disposizione dalla cooperativa, a comprare questa abitazione, cosicché il sogno di Mansueto è stato realizzato. Il progetto degli appartamenti sta prendendo piede perché le comunità alloggio, ancora indispensabili, da sole non sono sufficienti. Dobbiamo trovare modi diversi per valorizzare le persone che seguiamo. E farle fare la loro vita, non nascoste ma vive, nel cuore delle comunità. E questo per le persone con disabilità è davvero molto importante».
Al termine, dopo la benedizione, ecco il taglio del nastro davanti alla porta di ingresso, dove lo zerbino non a caso recita in spagnolo: “Mi casa es tu casa”, la mia casa è la tua casa.

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