Belluno. 10mila anziani vivono da soli e non ci sono operatori per l’assistenza

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Il Gazzettino, 24 gennaio 2023

La prima emergenza della provincia di Belluno si chiama sociale e i dati che la confermano sono tremendi. A livello veneto si registra l’invecchiamento più alto, la denatalità più consistente, lo spopolamento più marcato, con un netto e inarrestabile scivolamento dall’arco montano verso valle. Altri due tremendi dati convalidano la gravità della situazione: i disabili bellunesi certificati, in casa o presso strutture, sono 4.600; gli anziani soli, nelle proprie residenze, spesso con difficoltà motorie e senza rapporti sociali, sono 10.500. Il tessuto sociale bellunese è in estrema difficoltà. Servirebbero almeno 400 persone da affiancare a queste fragilità e alle persone sole. Figure professionali, di vitale importanza, che attualmente mancano. Il quadro è stato delineato ieri pomeriggio, alla sede del Consorzio Bim Piave, dove il presidente Marco Staunovo Polacco, e i presidenti del Centro italiano di solidarietà (Ceis) di Belluno, don Gigetto De Bortoli, e del Circolo cultura e stampa bellunese, Luigino Boito, hanno presentato l’avvio di due nuovi corsi per operatori sociosanitari: uno comincerà la prossima settimana per la parte meridionale della provincia, l’altro ai primi di febbraio per la restante fascia.
A gestirli saranno i due enti, Ceis e Ccsb, che da anni si occupano di formazione degli oss e che hanno trovato un valido e prezioso appoggio nel Consorzio Bim, che cofinanzia il progetto per 40mila euro. Senza i quali i percorsi non sarebbero potuti partire. Si tratta di un primo significativo intervento pubblico contro una grave tendenza che affligge l’area bellunese, in quanto dai dati emerge, inequivocabilmente, la carenza di 250 operatori sociosanitari, che sommati alla mancanza di figure di accompagnamento, per le persone più fragili o con disabilità, portano ad un totale di 400 risorse umane dedicate attualmente mancanti. Infine, la coesione sociale, già duramente provata dalla pandemia, registra la più grave emarginazione dovuta alla mancanza di servizi alla persona e delle infrastrutture atte a ridurre tale handicap. «I percorsi da mille ore, tra teoria e tirocinio, presso strutture sanitarie e case di riposo, sarebbero potuti essere di più, ma non riusciamo a trovare matricole spiega Luigino Boito abbiamo 15 iscritti per ciascuna formazione che, insieme, costituiscono mezzo corso normale». Le ricadute sono pesanti: senza oss, le case di soggiorno riducono il numero dei posti letto, con conseguenti aumenti delle rette per gli ospiti. E qui un’altra piaga: la povertà sempre più diffusa: il 35,7 per cento dei redditi bellunesi non supera i 15mila euro.

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