Conegliano. Alla Nostra Famiglia un centro di riferimento per l’Adhd

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L’Azione, 7 maggio 2026

Iperattività e disattenzione. Sono questi i due tratti che caratterizzano le persone con Adhd ovvero “Sindrome da deficit di attenzione e iperattività”, un disturbo del neurosviluppo che alla Nostra Famiglia di Conegliano viene curato in un’area dedicata che è centro di riferimento regionale. E scorrendo i dati di questo centro, balza agli occhi come il numero di pazienti con “solo” Adhd siano davvero pochi. Per la gran parte si hanno, infatti, situazioni di “comorbilità”, vale a dire di compresenza di più problematiche, come i disturbi specificidell’apprendimento (Dsa), i disturbi dell’umore, l’autismo. Referente dell’area Adhd dell’Istituto di ricerca “Medea”, dove vengono trattati i casi più gravi, è la neuropsichiatra infantile Federica Martinez.
Dott.ssa Martinez, come si manife sta l’Adhd?
«Le due manifestazioni cliniche più evidenti sono iperattività e disattenzione. Ora prevale l’una, ora l’altra, con modificazioni nel corso della crescita. Alla materna i bambini con l’Adhd sono una sorta di “pallina” che salta da un’attività all’altra. A questa età la diagnosi è difficile. Di solito sono gli insegnanti delle primarie che si accorgono che qualcosa non va. Ad esempio il bambino non riesce a stare seduto, si muove in continuazione, deve “scaricarsi”… Riesce a mantenere l’attenzione solo su attività che per lui sono particolarmente interessanti. Quando questi bambini sono messi sotto pressione al fine di comportarsi in modo adeguato, inizia a scattare l’oppositività».
E quindi problemi relazionali?
«Il bambino con deficit dell’attenzione fa fatica a mantenere l’attenzione, a stare alle regole, a controllare gli impulsi, ad attendere. Da questo nascono le difficoltà relazionali. Ma sono situazioni diverse rispetto a quella che vive un ragazzo con autismo, Sono in aumento i casi di sindrome da deficit di attenzione e iperattività, quasi sempre associati ad altri disturbi anche se nel mondo del neurosviluppo è difficile individuare un solo disturbo. In genere c’è un concorso di problematiche che possono sfociare in psicopatologia conforme di isolamento e ritiro scolastico».
Come avviene la diagnosi?
«Con test cognitivi e sull’attenzione e con l’osservazione clinica in cui sono coinvolte anche scuola e famiglia. I comportamenti, infatti, possono cambiare da ambiente ad ambiente, a seconda del livello di attenzione richiesto, quindi è necessario il quadro più ampio possibile».
Come intervenite per ridurre i rischi?
«Si interviene sul bambino, ma anche sui genitori, che devono vedere il figlio in modo diverso, e sulla scuola, che deve applicare approcci didattici specifici».
Il bambino e il ragazzo quali percorsi seguono?
«Il trattamento riabilitativo mira a migliorare le funzioni esecutive attraverso giochi e attività. Puntiamo a far apprendere unmetododiorganizzazione delle attività. Dopo un lavoro individuale si passa a esperienze di gruppo dove si simula la vita reale».
Esiste anche una terapia farmacologica?
«Sì, per i casi più importanti si ricorre a farmaci che aumentano la dopamina. Si tratta di farmaci che davvero possono cambiare la vita del ragazzo. Ma la loro somministrazione avviene in situazioni ben determinate e tenendo conto di eventuali altri disturbi del comportamento»
Le diagnosi sono in aumento?
«Sì, perché è migliorata la lente con cui si guardano i bambini. Anche gli insegnanti hanno una maggiore attenzione».
C’è chi scopre di avere l’Adhd solo da adulto?
«Sì. In particolare capita che genitori che vengono al nostro centro per verificare se il figlio ha o meno l’Adhd, quando il figlio fa il test si rendono conto di avere sintomi riconducibili a questo disturbo, a conferma che c’è una componente genetica. Molti ci chiedono dove possono essere curati, ma per l’adulto solo ora si sta muovendo qualcosa».

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