L’Anffas di Mestre festeggia 40 anni di attività, la presidente Lazzari: Ora pensiamo al Dopo di noi

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La Nuova di Venezia e Mestre, 11 gennaio 2022

L’ASSOCIAZIONE. «Questi sono solo i nostri primi 40 anni: per i prossimi abbiamo tanti progetti».
Così Graziella Lazzari, presidente della sezione di Anffas di Mestre, l’associazione che si occupa di persone con disabilità intellettiva e relazionale, descrive i primi quattro decenni di attività.
Il 21 dicembre del 1981 nasceva la sezione Anffas di Mestre, con lo scopo di fornire assistenza e supporto alle famiglie e guidare le persone disabili verso l’indipendenza e l’autonomia. «Siamo partiti con nulla ma determinati a dare assistenza ai disabili e alle loro famiglie. Noi non distinguiamo chi ha una disabilità intellettiva da una persona con sindrome di Down: per noi sono tutti uguali. Per questo collaboriamo con tutti e non cerchiamo etichette: i nostri interlocutori principali saranno sempre i disabili e le loro famiglie».
Quarant’anni fa la disabilità intellettiva e relazionale era vista molto diversamente da com’è oggi: in questo anche Anffas ha fatto la differenza. «La difficoltà maggiore con cui ci siamo scontrati è far capire che anche i disabili possono essere utili alla società: fino a qualche decennio fa esistevano ancora le scuole speciali per i bambini con disabilità e per gli adulti non c’erano prospettive lavorative. In questo il nostro Paese è stato all’avanguardia: le prime leggi sull’inserimento scolastico risalgono al 1973. La legge 104 del 1992 ha sancito finalmente la risposta dello Stato alle famiglie».
Non è importante solo abolire la segregazione scolastica dei bambini con disabilità, ma anche incentivare l’ingresso nel mondo del lavoro degli adulti. «Negli anni Novanta la disabilità era molto attenzionata qui in Veneto. Nel 2000 è arrivata la legge 308 che prevede l’integrazione socio-sanitaria, disponendo che la società sia responsabile della realizzazione professionale della persona disabile. Abbiamo il Servizio di Integrazione Lavorativa che inserisce i disabili nel lavoro dopo la scuola e nelle nostre strutture i ragazzi lavorano, anche esternamente, grazie alla collaborazione con privati e pubblica amministrazione».
Proprio le strutture di Anffas hanno consentito alle famiglie di vedere realizzato il sogno di una vita in autonomia: «è inutile un centro che apre solo poche ore al giorno. Con i nostri Centri Educativi Occupazionali Diurni continuiamo il percorso educativo dei giovani disabili, li inseriamo nel mondo del lavoro o, nei casi più gravi, siamo comunque di supporto e cerchiamo di renderli indipendenti e responsabilizzarli. Centri come il Sant’Alberto Magno o i gruppi appartamento di via Portara sono fondamentali per l’auto determinazione al di fuori della famiglia e per tagliare il cordone ombelicale».
Quali sono i progetti di Anffas per i prossimi 40 anni? Graziella Lazzari ha le idee chiare: «Io non ci sarò ma è importante che già ora si guardi al futuro. Il “Dopo di noi” non va attuato quando i genitori di un disabile sono anziani, va co-programmato e co-progettato in un percorso che vede alleati pubblica amministrazione, privati, Comune, Usl, famiglie».

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