Gigliola Casati, direttrice delle sedi della Nostra Famiglia del Veneto per 20 anni: La nostra missione è quella di tutelare la dignità e migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità, soprattutto in età evolutiva

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L’Azione, 24 ottobre 2021

Dallo scorso mese di settembre Gigliola Casati, Piccola apostola della Carità, non è più direttrice delle sedi della Nostra Famiglia del Veneto. Dopo vent’anni ha lasciato l’incarico a un laico, Andrea De Vido, vazzolese. Per Gigliola è la conclusione di un percorso iniziato a Conegliano nel 1981.
La direzione generale regionale è un incarico di grande responsabilità che abbraccia la gestione globale delle sedi dell’Associazione presenti in Veneto. «Nel 2000 – spiega Gigliola – l’Associazione ha scelto la “regionalizzazione” della propria organizzazione per favorire la vicinanza al territorio e ai diversi contesti sanitari regionali. Tale processo ha creato la figura del direttore generale regionale».
In concreto, cosa fa il direttore generale?
«Si occupa della gestione dei rapporti istituzionali con gli enti civili ed ecclesiastici, della declinazione e attuazione delle strategie e degli obiettivi generali, della gestione del budget e delle risorse umane, della tutela del patrimonio immobiliare, nonché del coordinamento di progetti innovativi e di sviluppo che coinvolgono le strutture presenti nel territorio di competenza. E poi è compito della direzione regionale promuovere la conoscenza, la diffusione e la consapevolezza della missione e dei valori dell’Associazione ».
Quali sono i passaggi più delicati e impegnativi del tuo lungo mandato?
«Ho sempre sentita viva la responsabilità verso i nostri utenti (nel 2020 sono stati presi in carico nel Veneto circa 8 mila 300 persone), i loro familiari, gli operatori (oggi in Veneto sono 550) affinché il nostro servizio fosse qualificato e attento.
Porto nel cuore molta gratitudine per ogni operatore incontrato, singolarmente o in gruppo, per la professionalità esercitata, per i momenti di condivisione degli obiettivi, i momenti di festa per ricorrenze e pensionamenti. Penso anche ai tanti volontari, insegnanti e genitori che negli anni hanno sostenuto il mio mandato. Ricordo con particolare affetto i momenti condivisi nell’esperienza dei pellegrinaggi a Lourdes.
Certo non sono mancati momenti caratterizzati anche da “difficoltà”, ma mi sembra, comunque, di poter affermare che abbiamo creato una rete umana, professionale e di servizio alla comunità che ha contribuito alla crescita della Nostra Famiglia in Veneto. È sempre stato fondamentale il rapporto con l’Associazione Genitori, il Gruppo Amici, l’Ovci (Organismo di Volontariato per la Cooperazione Internazionale) e le diverse realtà pastorali diocesane ».
Con te è partito il Polo veneto dell’istituto Medea…
«L’avvio dell’attività ospedaliera dell’Istituto Scientifico “E. Medea” a Conegliano e Pieve di Soligo, agli inizi degli anni 2000, ha comportato un radicale cambio organizzativo».
Come vedi il futuro dell’associazione nel territorio veneto?
«Il territorio veneto, e soprattutto quello della diocesi di Vittorio Veneto, si è sempre contraddistinto per generosità, concretezza e informalità: ricordo come da “lombarda” sia stata inviata in Veneto oramai 40 anni fa e come mi sia stupita per queste caratteristiche che non avevo mai sperimentato prima. Posso dire che il legame con il territorio è uno dei tratti caratteristici della nostra attività e come, nel corso di questi anni, si sia consolidato con le altre associazioni, le Chiese locali, le realtà imprenditoriali, gli enti pubblici (Ulss, Comuni e Regione). Spero che anche il prossimo futuro dell’Associazione si contraddistingua ancora per questo tratto caratterizzante»
Quali sono le nuove frontiere per l’associazione?
«Il piano triennale di direttive generali 2021-2023 fissa le linee di sviluppo dell’Associazione. La nostra missione resta di tutelare la dignità e migliorare la qualità della vita, attraverso specifici interventi di riabilitazione delle persone con disabilità, specie in età evolutiva: per questo motivo la scelta strategica di fondo è quella di orientare i nostri sforzi principalmente all’interno di tale fascia di età. Sono molto fiduciosa che tali indirizzi sapranno delineare come sarà La Nostra Famiglia nel prossimo triennio senza dimenticare le proprie origini e la missione per la quale siamo nati ricordando quanto ci dice il nostro Fondatore – il beato Luigi Monza: “Ognuno senta viva la responsabilità davanti a Dio e davanti agli uomini di questi bambini e il compito che si assume lo porti a compimento con amore e sacrificio”».
Come state attualizzando il carisma delle Piccole Apostole al cambiamento d’epoca che è in atto?
«Negli anni le Piccole Apostole hanno maturato la consapevolezza di come il carisma del proprio fondatore non fosse riservato solamente a noi, ma che poteva essere condiviso con tutti coloro che conoscono l’Opera. All’interno di questa riflessione riteniamo che oggi sia importante dare responsabilità agli operatori con ruoli apicali, non solo attivando deleghe, ma affidando loro una maggiore e più diffusa corresponsabilità. Il “passaggio di testimone” con Andrea De Vido si rifà, quindi, alla spiritualità di don Luigi Monza il quale avrebbe desiderato che la sua intuizione, ossia quella di vivere la carità pratica dei primi cristiani in una società che si stava imbarbarendo, potesse essere vissuta non solo da donne (Piccole Apostole come storicamente avvenuto), ma in maniera più allargata a laici, sacerdoti, famiglie, ovvero proprio come nel tempo che stiamo vivendo».

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