Belluno. Carenza di personale, Sersa avvia una collaborazione per l’assunzione di infermieri dal Marocco e l’utilizzo dell’armadio dei farmaci

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Corriere delle Alpi, 25 ottobre 2021

BELLUNO. Case di riposo costrette a strategie “fantasiose” per risolvere la carenza di infermieri. Sta diventando sempre più una emergenza grave quella della mancanza di professionisti sanitari nelle strutture per anziani. Da una parte ci sono i numeri chiusi universitari che riducono sempre di più l’entità di queste figure, dall’altra ci sono i concorsi e gli avvisi dell’Ulss che vanno a strappare, per la maggior parte alle rsa, questi professionisti, ma c’è anche chi tra gli operatori sanitari decide di cambiare mestiere, andando a lavorare in fabbrica.
Un fenomeno quest’ultimo che viene denunciato dai sindacati della funzione pubblica. «Non solo gli infermieri sono sempre di meno, ma anche gli operatori socio sanitari», precisa Andrea Fiocco della Fp Cgil, «molti di questi stanno lasciando le case di riposo per andare in fabbrica. Un fenomeno inverso a quello che si osservava una decina di anni fa».
COSA FANNO LE RSA
Reperibilità notturne, ma anche accordi con agenzie o cooperative per l’arrivo a Belluno di professionisti stranieri, armadio dei farmaci cioè informatizzazione e robotizzazione della preparazione dei medicinali così da liberare i professionisti da questa incombenza perché dedichino più tempo alla cura degli ospiti: sono queste alcune delle strategie che il centro servizi di Belluno sta pensando di attuare per risolvere la situazione.
LA SITUAZIONE A BELLUNO E FELTRE
Alla Sersa e all’Azienda feltrina, le due realtà più grandi della provincia, la carenza di infermieri sta diventando drammatica. «A Cavarzano alla fine di quest’anno ci troveremo con altri quattro infermieri in meno mentre tre se ne andranno da Azienda feltrina», dice Paolo Piazza, direttore di entrambe le società, che aggiunge: «Praticamente a Belluno da 16 infermieri passeremo a otto e lo stesso vale per Feltre che contava 18 professionisti. Siamo molto preoccupati».
LE IPOTESI AL VAGLIO IN SERSA
«Alla Sersa», sottolinea Fiocco della Fp Cgil, «è stata presentata la proposta di introdurre, su basa volontaria, un turno di reperibilità notturna per gli infermieri così da averli disponibili in caso di bisogno. Questi dipendenti dovrebbero dormire all’interno della struttura. Ma l’idea è stata scartata perché comunque i lavoratori sono costretti a fare il turno notturno visti i diversi casi complicati, come i tre stati vegetativi, presenti nella residenza».
C’è chi poi sta aprendo ai paese stranieri. Tramite il Rotary, all’Asca di Agordo arriveranno dei professionisti albanesi, mentre a Sersa «stiamo pensando di avviare una collaborazione per importare persone dal Marocco, ma la cosa non è così semplice», dice Piazza che annuncia la partenza a novembre dell’armadio dei farmaci cioè il sistema informatizzato e robotizzato per preparare i medicinali degli ospiti che fa risparmiare tempo agli infermieri. «Queste attività potrebbero portare ad una rivalutazione dei compiti degli operatori socio sanitari, visto che ci troviamo con otto infermieri per 85 operatori socio sanitari alla rsa di Cavarzano. Per cui dobbiamo trovare il modo per gestire tutto questo», sottolinea il direttore della società.
A metà novembre, intanto, si laureeranno gli infermieri dalla scuola feltrina : «Abbiamo già preso contatto con alcuni di loro perché vengano da noi», dice Piazza, «ma non vorremo che l’avviso dell’Ulss per trovare infermieri da assumere a tempo determinato tolga personale a noi».
I SINDACATI
«Servono piani strategici condivisi per risolvere la questione», chiede Mario De Boni a capo della Cisl Fp di Belluno e Treviso. «È sempre più urgente che tutti gli attori, dal’Ulss alle rsa fino alle forze sindacali, si trovino attorno ad un tavolo per cercare assieme una soluzione, altrimenti saremo tutti più deboli e le soluzioni saranno soltanto “tampone”. Invece noi abbiamo bisogno di risposte strutturali per garantire i servizi ai cittadini».
Per De Boni «se non si interviene subito si rischia la guerra tra poveri dove l’Ulss porta via i lavoratori alle rsa che però sono costrette così a far ricoverare i loro pazienti andando ad intasare le corsie di ospedale in questo momento di pandemia», conclude il sindacalista invocando delle misure anche nazionali per superare l’impasse. «Sappiamo che gli incentivi messi in campo dalle rsa non sono serviti a richiamare personale in questa provincia», precisa anche Fiocco.

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